domenica 1 agosto 2021

Forcella dla Roa (Piz Duleda)


SUPERGRUPPO ALPINO:

Dolomiti di Gardena


Sassolungo e Sassopiatto da Col Raiser

E' venerdì 30 luglio 2021, il clima è caldo, quando non è mitigato da una piacevole brezza o dalla quota, in cielo transitano numerose nuvole, ma fino a pomeriggio inoltrato il sole la fa da padrone, l'orizzonte è molto velato. Sono da solo (tempi duri!) e con una certa fatica trovo a Selva di Val Gardena (che ora si fa chiamare - in italiano - Selva Gardena) la stazione inferiore (molto appartata, ma scarsamente indicata) della cabinovia che porta in cima al Col Raiser.


Il versante Sud delle Odle da Col Raiser

Alle 9,45 sono finalmente sceso alla stazione superiore (m 2107) della cabinovia, al cospetto del versante Sud delle Odle, di cui un anno fa ho conosciuto il più rinomato versante Nord dalla val di Funes. Il paesaggio è bellissimo, sia per le montagne (tra le quali riconosco facilmente a Sud il Sassolungo), sia per i prati e pascoli che addolciscono di verde il fondovalle ed alcuni colli di minore altitudine. 


Scendendo al rifugio Vicenza, visibile a destra

Al rifugio fanno capo numerosi sentieri, che non si incrociano tutti allo stesso punto, e quindi vanno cercati attentamente uno ad uno. Le frecce segnaletiche del locale Club alpino sono abbondanti, precise, ricche di informazioni, anche se bisognose di una mano di vernice protettiva, e mi aiutano a trovare il sentiero inizialmente contrassegnato da due numeri (2 e 3) che intendo imboccare verso Est alla volta della mia meta odierna. 



Dopo aver superato una piccola altura, ricoperta da macchia mediterranea e aghifoglie, si arriva ad un cancello che non si apre, ma si deve scavalcare, per evitare di far passare il bestiame al pascolo. Il sentiero si perde immediatamente in una larga fiumara ora asciutta, piatta e poco inclinata verso Ovest. Per chi è diretto alla nostra meta occorre tenersi inizialmente dentro questa fiumara, sulla sua destra a non più di venti metri dal bordo sud, e dopo circa un chilometro si vedrà un piccolo segnavia 2-3 su un masso indicare il punto in cui andrà abbandonata la fiumara di sassi e pietrame per imboccare una traccia tra mughi e spianate erbose, confortati da qualche segnavia 2-3. 

In tutto il resto del percorso odierno la segnaletica formata da frecce di legno con l'indicazione della nostra meta di salita o di ritorno sarà inequivocabile, soprattutto in corrispondenza delle numerose biforcazioni. Fino a qui, dalla discesa dalla cabinovia avremo percorso un lungo tratto di falsopiano, in tendenziale salita. Dalla prima freccia che troveremo dopo la fiumara il sentiero punterà decisamente verso Sud-Sud-Est in salita, e l'ambiente circostante diventerà sempre più piacevole e caratteristico. 

Mandria al pascolo

Io mi sono imbattuto in una mandria di mucche al pascolo, infastidite solo dai loro campanacci. Mi sono chiesto dove intendevano passare la notte o ripararsi nei momenti di maltempo, vista l'assenza di stalle o casere in tutta la valle dla Roa, che ora stiamo risalendo. 

Biforcazione dei sentieri n. 2 e n. 3





A un certo punto i due sentieri 2 e 3 si dividono. Il numero 2 porta a destra (Sud) al rifugio Puez, attraverso la forcella Forces de Sieles con un percorso alquanto ardito. Il 3 invece risale la nostra valle verso Nord-Est fino all'omonima forcella, dove è mia intenzione arrivare oggi. L'ambiente è pietroso, con molti bei prati adatti al pascolo e coperti, in questa stagione, da fioriture di ranuncoli, genzianelle e altri fiori di diversi colori. Sulla destra (Sud e Est) siamo affiancati da cime imponenti, seppure non molto conosciute (Col da la Pieres, Piz Duleda) che collegano il gruppo del Puez a quello delle Odle. 

Al centro la forcella, a destra Piz Duleda


Orchidee


Prati fioriti in alta val dla Roa


Gli ultimi cento metri di dislivello sono un po' più ripidi, ma mai troppo faticosi, e depongono alla ventosa 
Gli ultimi 100 metri di salita, da dx verso sx
forcella dla Roa (m 2617), che alla sua destra (Sud) ha il Piz Duleda, la cui cima è raggiungibile da qui tramite un sentiero parzialmente attrezzato, non individuabile da dove sono arrivato io. Dall'altra parte (Nord-Est) la salita alla forcella è più ripida e in lontananza si mostra il Sass de Putia, dove sono stato un anno fa, senza arrivare sulla cima vera e propria. Questa forcella è molto gradevole per i panorami che offre, per l'agevole salita dalla nostra parte e per il senso di alta montagna che offre, anche per la scarsa presenza umana (stamattina una dozzina di persone incrociate mentre ero in salita e tre arrivate poco dopo di me in cima provenendo dalla parte opposta).


Indicazioni segnaletiche in forcella

L'autore in forcella

Dalla forcella verso Nord-Est
Da qui dopo la pausa pranzo ci sono praticamente tre alternative:

1. Scendere ripidamente per circa 130 metri dalla parte settentrionale fino al sentiero n. 13 e poi risalire subito a sinistra (Ovest) fino alla vicina e più ostica forcella Munt da l'Ega (m 2642), e poi con la calma ritornare al rifugio Firenze per un sentiero parallelo a quello da me percorso in salita.

Il precipizio del versante Nord-Est

2. Imboccare in quota verso Sud-Est, sotto il Piz Duleda restando in Val dla Roa, il sentiero n. 3/A per Sella Nives e poi per il rifugio Puez.

3. Percorrere in senso inverso l'itinerario dell'andata.




Il Sass de Putia al teleobiettivo

Io ho scelto la terza opzione, che è risultata un po' disagevole per il caldo che si faceva sentire sempre più man mano che si scendeva e per le frequenti contropendenze affrontate dalle parti del rifugio Firenze.

Scritta su un prato a quota 2500 (in salita non c'era)

Per me comunque un'esperienza positiva, in aree sentite nominare, ma mai frequentate. Mi ha colpito il fatto che il versante meridionale delle Odle non è visibile dal fondovalle della Gardena (dove abita la maggior parte dei residenti), ma solo se si sale oltre i 2000 metri di quota.




DISLIVELLO IN SALITA: m 850 circa
ORE DI CAMMINO: 4 e 1/2
DIFFICOLTA': E








sabato 8 maggio 2021

Cima Vallon Scuro

SUPERGRUPPO ALPINO:

Catena Cavallo-Visentin



E' sabato 8 maggio 2021, il clima è fresco per la stagione e ventoso, in cielo transita qualche nuvola, ma il sole la fa da padrone, l'orizzonte è un po' velato. Siamo in quattro e verso le 9.30 parcheggiamo le due auto a quota m 530 circa, sulla strada che da Valmareno va a Praderadego, nei pressi del tornante a sinistra dopo il quale alcune transenne bloccano la strada. Decidiamo di salire a piedi la strada asfaltata e poco dopo troviamo un grosso masso sulla destra, forse precipitato dall'alto, imponendo la chiusura precauzionale (alcuni mesi fa) della strada. In breve arriviamo all'imbocco del sentiero n. 1072 verso Nord (destra) con l'indicazione Forcella Foran. Il primo tratto del sentiero è in moderata salita sulla destra idrografica della Val de Foran, ma attraversiamo poi il fondo valle (che forse è percorso da un corso d'acqua dopo le precipitazioni) e passiamo sull'altro versante. Il sentiero sale più decisamente in un bosco di piccole latifoglie (principalmente carpini, credo), rimanendo però discretamente tracciato, con fondo terroso/roccioso e con uno strato di foglie secche. Notiamo splendide genziane ad una quota insolitamente bassa. La stagione e la giornata incoraggiano molte varietà di uccelli ad esibire le loro virtù canore. Proseguiamo lentamente perché per alcuni di noi è la prima escursione dell'anno. Troviamo due biforcazioni, segnalate con frecce, ma noi manteniamo il sentiero diritto. 

Forcella Foran verso il Col de Moi


Dopo un'ora e mezza l'ascesa si fa molto ripida e poi finalmente sbuchiamo fuori dal bosco, su prati assai scoscesi e raggiungiamo l'agognata Forcella Foran (m 1130). 
Il luogo è ameno e ci offre un bel panorama verso la prativa cima del Col de Moi ad Ovest, facilmente raggiungibile per una cresta obliqua, e verso la valle che abbiamo appena risalito a Sud. Agli altri due punti cardinali c'è un bosco di abete rosso. Questo è un importante incrocio di sentieri. Noi prendiamo il sentiero che punta in salita verso Sud-Est, ai bordi del bosco, lasciando a destra un altro sentiero che si stacca orizzontale in direzione del Bivacco dei Loff. 



Inizio della salita alla Cima Vallon Scuro






Il nostro nuovo viottolo sale deciso lungo la cresta erbosa della Cima Vallon Scuro, di cui vediamo e attraversiamo due vette minori.










Da Cima Vallon Scuro verso Nord



Dopo un po' si vede anche la cima vera e propria, che è la più alta della zona (m 1286), dopo quella del Col de Moi, e che raggiungiamo con gran soddisfazione per il panorama a 360° che ci regala, a Sud verso la pianura, a Ovest verso il monte Cesen, a Nord sulla Val Belluna e a Est in direzione del Col Visentin. Ci sorvola un silenzioso aliante e spieghiamo ad una comitiva di ragazzi giunta prima di noi che è stato sicuramente portato in quota grazie al traino di un aereo.

Cima Vallon Scuro




















Il Crodon del Gevero da Cima Vallon Scuro
Il vento è forte e quindi dopo un po' cominciamo a scendere verso la sella tra la nostra cima e quella del Crodon del Gevero, più bassa (m 1250), ma con un aspetto molto più montuoso, grazie ad alcune pareti verticali stratificate. Si potrebbe salire anche su questa seconda cima, ma l'umore del gruppo è più orientato verso il pranzo e quindi scendiamo ancora per un breve sentiero ben tracciato che ci immette nel sentiero che conduce al Bivacco dei Loff (m 1134), proprio sotto il predetto Crodon. 

Scendendo da Cima Vallon Scuro








Bivacco dei Loff













Qui troviamo alcune persone che si rifocillano davanti al ricovero, aperto, ma incustodito, e le imitiamo prontamente e volentieri, sedendoci su apposite panche. E' preferibile restare al sole, perché il vento porta un'aria più da marzo che da maggio. 


Casera Vallon Scuro
Adeguatamente rinfrancati imbocchiamo il sentiero che porta in quota verso Est, scartando il percorso diretto in senso opposto, sempre in quota. Quest'ultimo ci farebbe ritornare più direttamente alla Forcella Foran, ma lo sconsiglio perché per i miei gusti è un po' esposto e potrebbe non perdonare una scivolata verso il sottostante verticale pendio erboso. In pochi minuti arriviamo invece all'incrocio di sentieri in località Bonboi (m 1100 circa), dove scegliamo il primo sentiero a sinistra (Ovest). col n. 2, che dopo una corta salita si biforca ulteriormente. Andando a sinistra si salirebbe sul Crodon del Gevero dalla parte opposta rispetto alla selletta che abbiamo attraversato prima di pranzo, cioè da Est, e mi riprometto di sperimentarlo alla prima occasione, mentre oggi prendiamo il sentiero di destra che in moderata salita ci porta brevemente alla Casera Vallon Scuro (m 1200) dopo aver attraversato un bosco di abeti rossi, molti dei quali abbattuti anche attraverso il sentiero. La casera, chiusa, ci invita alla sosta, e proviamo a vedere se i nostri cellulari trovano campo, con esiti incerti. 


Forcella Foran






Ripartiamo con una breve salita e poi in discesa verso Sud-Ovest, sempre lungo il sentiero n. 2 e sempre dentro il bosco di abeti rossi in parte caduti. Devo segnalare che l'ultima volta che sono passato da queste parti, sei mesi fa, non ho visto alberi abbattuti, e quindi questi sono stati sradicati più di recente, non certo dalla tempesta Vaia. In poco tempo arriviamo alla Forcella Foran ed affrontiamo l'erta discesa verso la strada di Praderadego. 








Nel bosco in Val de Foran
La fatica è inferiore a quella di salita, ma quelli di noi che non si sono dotati di bastoncini da trekking se ne pentono amaramente, visto come risulterebbero utili adesso per favorire l'equilibrio e ridurre il carico sulle ginocchia. Quando raggiungiamo la strada praticamente il giro è finito, anche se mancano dieci minuti di discesa, sfiorati da macchine che approfittano della rimozione delle transenne che impedivano il transito. 

 

In conclusione un'escursione raccomandabile a chi è disposto a superare qualche pendenza un po' accentuata e faticosa della salita iniziale pur di arrivare su una delle più belle cime, per paesaggio e vedute, delle Prealpi trevigiane. Sempre logici e ben tracciati i sentieri percorsi, con la necessità di scavalcare qualche albero caduto come unica criticità.

















tracciato.gpx
DISLIVELLO IN SALITA: m 900 circa
ORE DI CAMMINO: 4 e 1/2
DIFFICOLTA': E

venerdì 2 ottobre 2020

Col Rosà

SUPERGRUPPO ALPINO:
Dolomiti Ampezzane





E' mercoledì 30 settembre 2020, il clima è soleggiato, ma molto fresco, specialmente nei fondovalle in ombra di mattina, con occasionali folate di vento, insistenti nei fondovalle e sulla cima; il cielo è molto limpido. Siamo una ventina, perché - per la seconda volta in questo mese - mi sono aggregato ad un gruppo che effettua da anni regolari escursioni una volta alla settimana. Alle 9 lasciamo le auto nel parcheggio del Centro visitatori del Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo, situato a quota m 1310 su una stradina che si diparte a sinistra 1 km dopo Fiames lungo la strada Cortina d'Ampezzo-Dobbiaco. Il clima è gelido e soffia un forte vento. Percorriamo un tratto di strada sterrata quasi pianeggiante (segnavia n. 417) che attraversa il Boite su un ponte di legno prendendo decisamente una direzione verso Sud, a fianco del torrente, le cui acque impetuose hanno sfumature turchesi. 



Tratto ripido iniziale del sentiero n. 447
Ad un certo punto un sentiero si stacca in salita verso destra (Ovest): è il nostro, con segnavia n. 447, adeguatamente segnalato al bivio. Si tratta dell'attacco della via normale alla nostra meta odierna: la cima del Col Rosà. A tale cima si perviene anche con una ardita via ferrata molto di moda, dedicata ad Ettore Bovero, che parte a quota m 1711 da Passo Posporcora. Noi invece affrontiamo la salita del sentiero n. 447, che parte subito molto ripida, ma almeno ci porta al sole. Ora si suda, e si deve prestare attenzione nell'incedere, visto che la parete che stiamo salendo, per la sua verticalità, rende il percorso un po' esposto. Il sentiero comunque è tracciato molto bene a stretti zig-zag, ed è frequentato praticamente solo da noi. 


Paretina attrezzata di primo grado

Dopo un po' il sentiero, senza perdere molto della sua ripidezza, entra in un bosco rado, ma ombroso, con molti larici. Ad un certo punto ci imbattiamo in una paretina di primo grado, ma molto breve (circa 7 metri) e non esposta. La sorpresa è che la parete è stata attrezzata, probabilmente quest'anno, con una solida corda d'acciaio che agevola la salita e rende più sicura la progressione, anche se è piazzata un po' troppo bassa. 






Formazione rocciosa verso il Cristallo


Il sentiero prosegue poi con la stessa inclinazione, fino ad uscire dal bosco e a passare nei pressi di una caratteristica formazione rocciosa di forma appuntita, dove probabilmente era stata allestita una postazione bellica. 








Nei pressi della cima, a destra le Tofane

Ci spostiamo quindi sul versante Nord della montagna (finora eravamo sul versante Est) e ci infiliamo in una densa macchia di mughi. Si può comunque progredire agevolmente, perché non ci sono rami di mughi ad ostacolarci e perché la pendenza diminuisce, seppur leggermente. E in più i mughi impediscono di vedere il vuoto che potrebbe circondarci, al quale qualcuno è piuttosto sensibile. 






Ultimi metri


Sulla cima


Dopo due ore e mezza di camminata abbastanza faticosa per i prevalenti tratti ripidi, arriviamo infine alla meritata cima del Col Rosà (m 2166). Il panorama è incantevole, quasi commovente, anche per la nitidezza dell'aria e perché finora non ne avevamo goduto. Le montagne più imponenti che possiamo ammirare sono le vicine Tofane e la Croda Rossa di Ampezzo, ma tutto l'orizzonte a 360° ci offre vedute entusiasmanti. Verso il basso e verso Sud si stende Cortina d'Ampezzo. 






Dalla cima verso le Tofane





Verso la Croda Rossa d'Ampezzo


























Arrivo della via ferrata Bovero

Il vento molto forte non ci incoraggia a restare a lungo in vetta, e dopo le foto di rito ed un veloce spuntino cominciamo la discesa, per la stessa via di salita. Vicino alla cima si trova il punto d'arrivo della citata via ferrata Bovero, che superiamo senza farci tentare. Poco dopo l'inizio della discesa, bisogna fare attenzione ad un ometto sulla destra, con riquadro rosso, perché il sentiero sembra scendere dritto, ma sarebbe un errore non spostarsi verso destra. Alla fine, dopo due ore di discesa molto agevolate dai bastoncini da trekking (tranne che nel tratto di paretina di primo grado), arriviamo in fondo valle alle nostre auto.









Inizio della discesa, verso la Croda del Becco


DISLIVELLO IN SALITA: m 900 circa
ORE DI CAMMINO: 4 e 1/2 
DIFFICOLTA': E con frequenti tratti EE e una breve paretina attrezzata di 1° grado

venerdì 4 settembre 2020

Cima Bocche

SUPERGRUPPO ALPINO:
Dolomiti di Fassa







E' giovedì 3 settembre 2020, il clima è soleggiato, con alcune nuvole soprattutto sopra le cime più alte, la temperatura è fresca, il cielo è abbastanza limpido. Siamo in quattro, in compagnia di una brava giovane cagna, e alle 9,30 lasciamo le auto nel piccolo parcheggio della Malga Vallazza (m 1940), situata un po' a valle verso Ovest del Passo Vallès. I giorni scorsi è piovuto molto e sopra i 2500 metri è nevicato. Fino a Forcella Iuribrutto l'acqua sarà molto (talvolta anche troppo) presente sul nostro itinerario, mentre nei pressi della nostra cima odierna si farà vedere la neve. Attraversando da subito con un guado un corso d'acqua, imbocchiamo a sinistra (Ovest) della malga il sentiero n. 623 che con qualche saliscendi ci porta attraverso un bosco a Malga Iuribrutto (m 1912) dopo un percorso scomodo per via delle pietre alquanto sconnesse e scivolose usate come pavimentazione.



Il lago Iuribrutto verso Cima Bocche
Poco dopo Malga Iuribrutto prendiamo a destra (Nord) il sentiero n. 629 che dopo una salita abbastanza ripida raggiunge il pianoro dove si trova il Lago Iuribrutto (m 2206), sulle cui acque si specchiano le crode circostanti, tra le quali spicca il versante Est di Cima Bocche. E' evidente l'origine vulcanica delle montagne di questo gruppo, soprattutto dalla loro forma arrotondata e dalle formazioni rocciose di colore scuro che le compongono e che assumono a volte - specialmente nelle pareti Nord - un aspetto colonnare. Sono rocce formatesi quasi 300 milioni di anni fa, molto diverse da quelle che caratterizzano le Dolomiti. Un'altra particolarità che distingue nettamente il gruppo di Cima Bocche (e pure i Lagorai) dalle Dolomiti che lo circondano è l'elevata presenza di corsi d'acqua, che formano anche numerosi laghi e laghetti.



Salita al Passo Iuribrutto

Mulaz e Pale di San Martino Nord

Passo Iuribrutto
Continuando a salire lungo il sentiero n. 629 raggiungiamo il Passo Iuribrutto (m 2394), importante valico che separa Cima Bocche ad Ovest dal Monte Iuribrutto a Est e collega il versante del Passo Vallès a Sud con quello del Passo San Pellegrino a Nord.  Vi sorge una tettoia in legno, pomposamente denominata bivacco Iuribrutto. Qui lasciamo uno dei componenti del nostro gruppo, poco desideroso di affrontare la faticosa parte finale dell'itinerario odierno. Noi tre prendiamo il sentiero n. 628, che si inerpica sul ripido versante Est di Cima Bocche, passando per una pietraia che ci obbliga ad un'avanzata piuttosto impegnativa per la necessità di saltare da un masso all'altro cercando di non cadere. Questa è la parte più tecnicamente complicata dell'intera escursione, finché giungiamo sulla selletta (m 2560) che immette nella cresta Est di Cima Bocche, dove si congiunge al nostro il sentiero n. 626 proveniente dal lago di Bocche. Davanti ai nostri occhi si apre la vasta rampa sommitale di Cima Bocche, percorsa dal nostro sentiero n. 628 verso Nord e segnata da numerose trincee risalenti alla Prima Guerra Mondiale (qui combattevano gli Austro-Ungarici) lungo la sua estremità orientale.

Dalla cresta Est di Cima Bocche verso il Monte Iuribrutto


Sulla vetta
Con minore fatica giungiamo infine, dopo più di 3 ore di cammino complessivo, all'agognata vetta di Cima Bocche (m 2745), meta della nostra escursione, contrassegnata da una specie di capitello. Il panorama è grandioso, anche grazie alla limpidezza odierna dell'aria. Per citare solo le montagne più importanti, a Nord ammiriamo il Catinaccio, il Sassolungo, la Marmolada e la Civetta. Verso Sud dominano le pareti settentrionali delle Pale di San Martino, fiancheggiate dai Lagorai.




Da Cima Bocche verso Sud



Ci rifocilliamo velocemente (anche la cagna) e ripercorriamo, questa volta in discesa, il sentiero n. 628. La parte di sentiero compresa tra la selletta di quota m 2560 e il Passo Iuribrutto è impegnativa come in salita, a causa delle grosse pietre che richiedono molta attenzione.







Dal sentiero n. 631 verso la Cima




Lastè di Iuribrutto
Scendiamo quindi all'omonimo lago, che va aggirato per imboccare verso Nord-Est il sentiero n. 631, da noi scelto per il rientro, in modo da chiudere la passeggiata con un percorso ad anello, fino a Malga Vallazza, punto di partenza e di parcheggio delle auto. Questo sentiero sale prima di oltre 100 metri, in modo ripido e scosceso, al Lastè di Iuribrutto (m 2340) (dove ritroviamo il nostro amico rinunciatario), e poi si immette in un tracciato risalente alla Prima Guerra Mondiale, e con tutta probabilità mai oggetto di manutenzione sin da allora. Il fondo del sentiero è pavimentato da pietre piatte, ma spostate dalle intemperie, che rendono oltre modo fastidioso l'avanzare del povero escursionista. Quando il sentiero scende sotto quota m 2000 si infila in un bosco e raccoglie tutti i corsi d'acqua dei dintorni, che lo trasformano praticamente in un torrente, mancando del tutto canalette di scolo laterali. Con molti disagi, arriviamo finalmente a Malga Vallazza dopo 7 ore di duro, ma remunerativo cammino. Abbiamo attraversato zone molto suggestive ed insolite delle montagne che segnano il confine tra Veneto e Trentino, e dalla vetta abbiamo potuto riempirci gli occhi con paesaggi davvero meravigliosi.













DISLIVELLO IN SALITA: m 1000 circa
ORE DI CAMMINO: 7 
DIFFICOLTA': E con passaggi EE specialmente sul sentiero n. 631

sabato 8 agosto 2020

Col Quaternà

SUPERGRUPPO ALPINO:
Catena Carnica Occidentale







Lungo la mulattiera a zig-zag


E' venerdì 7 agosto 2020, il clima è soleggiato, con alcune nuvole soprattutto sopra le cime più alte, la temperatura è umida, ma non afosa. Siamo in quattro e alle 9,45 lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio della Malga Coltrondo (m 1879), raggiunta tramite una stradina asfaltata (segnavia 149), ma non in ottimo stato, che si stacca a destra qualche chilometro dopo Dosoledo dalla strada che conduce al Passo Monte Croce Comelico e attraversa un bosco di conifere che attira in questa stagione cercatori di porcini.







Salita alla Sella del Quaternà

A piedi continuiamo lungo la stradina n. 149, non più asfaltata, che in lieve salita passa verso Est per la Casera Rinfreddo (m 1887), e poco dopo raggiungiamo la diramazione verso Nord (sinistra) diretta alla Sella del Quaternà. Questo monte si mostra ora sopra di noi con la tipica forma che tradisce la sua origine vulcanica. La vegetazione, da questo livello (m 2050 circa) in su si limita ad un tappeto erboso che avvolge le morbide linee montuose. La mulattiera, dal fondo sconnesso, sale regolarmente a zig-zag e consente il transito di numerosi ciclisti in mountain bike, che non invidiamo per la fatica che devono sostenere in salita, ma anche in discesa per controllare la velocità dei loro mezzi. La pendenza del percorso in effetti si accentua, senza però divenire proibitiva.



Dalla cima verso i Tre Scarperi

Superiamo a quota 2300 un altro bivio, lasciando a destra il sentiero n. 148, che punta verso Sud alla cresta della Costa della Spina. A quota 2379 arriviamo alla Sella del Quaternà, dove si apre davanti a noi la veduta delle cime che sorgono a Est del Comelico, in particolare il Cavallino, il Palombino e le ardite Crode dei Longerin, teatro di una nostra escursione di alcuni anni fa. Dalla sella parte la salita finale alla nostra cima, su un sentiero più erto dei precedenti, che nei suoi tratti finali richiede particolare attenzione. Perveniamo così sulla vetta del Col Quaternà (m 2503), dove è stata posta un'ambiziosa croce metallica.


Dalla cima verso Ovest

Il panorama non tradisce le attese, nonostante una certa foschia. Ad Ovest ammiriamo le splendide Dolomiti di Sesto (Tre Scarperi, Croda Rossa, Cima Undici, Cima Bagni, Ambata, Ligonto, per limitarsi alle più importanti), a Sud-Est le tre cime nominate prima, a Sud, più in distanza, il fondo valle di Padola e alle sue spalle Crissin, Pupera e Brentoni. Stando attenti a non avvicinarci troppo alle ortiche, insolite su una vetta dolomitica, ci gustiamo il nostro pranzo al sacco e firmiamo il libro di vetta.

Dalla cima verso Sud


Dalla cima verso Palombino e Longerin



Scendendo dalla cima









Con molta cautela, iniziamo quindi la discesa alla Sella, e poi imbocchiamo il sentiero diretto a Nord, con l'intenzione di fare il giro completo del Col Quaternà. In pochi minuti giungiamo al Passo Silvella (m 2329), importante crocevia di sentieri, e puntiamo a sinistra (Nord-Ovest) lungo il sentiero 146, che abbandoniamo poco dopo per scendere a sinistra (Ovest) per il sentiero 159.







Versante Est del Col Quaternà

Qui sentiamo il bisogno di fare i nostri complimenti a chi ha tracciato e a chi si occupa della manutenzione di questo sentiero, che aggira i fianchi Nord del Col Quaternà perdendo quota molto gradatamente e superando in traversata declivi cespugliosi alquanto accidentati. Il sentiero è poco frequentato, a giudicare dalle tracce, ma consente di concludere l'escursione con un anello che evita l'affollata Malga Nemes, lasciandola molto sulla destra (Nord-Ovest), e non costringe a ripetere il percorso dell'andata.



Scendendo al Passo Silvella

Si attraversano così pendii popolati da rododendri - la cui fioritura purtroppo è già terminata -, ginepri e silene in fiore. Quest'ultima erba ha foglioline commestibili, apprezzate nei risotti, e viene chiamata nelle nostre zone grìsoi o s-ciopetini. Questa zona è anche ricca di acqua, che forma ruscelli e piccole pozze paludose. Il nostro sentiero confluisce in quello contrassegnato con il numero 156 poco prima di arrivare al parcheggio dove ci attende la nostra auto.








tracciato gpx
DISLIVELLO IN SALITA: m 650 circa
ORE DI CAMMINO: 5 
DIFFICOLTA': E